Strage di Acqualonga, l’indignazione di Luigi Di Maio (il video)

Strage di Acqualonga, il vice Premier Luigi Di Maio cavalca la polemica e rilancia la questione della concessione ad Autostrade

Strage di Acqualonga

Strage di Acqualonga, l’indignazione per la sentenza di questa mattina espressa dal vice Premier Luigi Di Maio in un video pubblicato sul suo profilo Facebook.

Strage di Acqualonga, anche Di Maio si ribella all’assurda sentenza di questa mattina

La sentenza per la strage di Acqualonga ha scatenato la rabbia e l’indignazione di una comunità intera, un’insoddisfazione che si è diffusa rapidamente come fuoco in una sterpaglia.

Quello che ha scatenato le ire dei familiari e della politica è stata principalmente l’assoluzione dei vertici di Autostrade, nello specifico, l’amministratore delegato Giovanni Castellucci, Riccardo Mollo, Giulio Massimo Fornaci, Antonio Sorrentino, Michele Maietta e Marco Perna.

Le parole di Di Maio su Facebook

La questione al centro dell’inchiesta è stata sempre quella relativa alle barriere di protezione del viadotto Acqualonga, che l’accusa ha sempre affermato essere la causa principale della strage del 28 luglio 2013.

Quella che è stata riconosciuta senza dubbio, invece, è la colpa del proprietario del bus maledetto e la connivenza dei funzionari della motorizzazione di Napoli, che hanno approvato la messa in strada del mezzo comsapevoli del fatto che non fosse sicuro.

Scrive Di Maio su Facebook:

Il grido di dolore delle famiglie delle vittime di Avellino dopo l’assoluzione dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci lo capisco e mi fa incazzare. Per essere chiari: io ce l’ho con la feccia politica che in questi anni ha firmato ad Autostrade contratti capestro che li solleva da ogni responsabilità, dandogli tutte le garanzie economiche e legali del caso.



L’allusione alla questione del Ponte Morandi è evidente.

All’indomani del crollo di Genova, fu la prima questione ad essere sollevata, ancor prima dell’evacuazione delle famiglie dall’area a ridosso del ponte.

Ma forse utilizzare questa sentenza per cavalcare una polemica populista è davvero troppo.