Spopolamento dell’Irpinia, i dati allarmanti dalla Cgil di Avellino

Fermare lo spopolamento dell'Irpinia: Stato e Regione devono investire sulle nuove generazione creando maggiori opportunità

Cgil Avellino
AVELLINO. Il segretario generale della Cgil di Avellino, Franco Fiordellisi, torna sulla questione dello spopolamento nella nostra provincia.
“In Irpiniaricorda Fiordellisi“vanno via ogni anni circa 2mila giovani tra i 15 e 34 anni: è un vero dramma, un allarme sociale”.
“I dati sull’emigrazione giovanile restituiscono un quadro preoccupante: in Irpinia, siamo passati da 439mila 565 residenti nel 2008 a 411mila 634 nel giugno 2018 compresi i poco più di 9mila stranieri e tra questi i 1480 immigrati rifugiati che vivono negli Sprar e nei Cas, con un differenziale negativo tra mortalità (circa 5mila anno) e natalità (3mila anno)”.
“Uno spopolamento, ai limiti della desertificazione, causato dal fallimento dei programmi di industrializzazione seguiti al terremoto del 1980 e di tutta la classe politica che ha governato i nostri territori. Una provincia in cui la disoccupazione giovanile supera il 50% e dove in tantissimi, quando non stanno preparando le valige per andare via, sopravvivono con lavori in nero o precari. Migliaia di persone a cui sono stati rubati i sogni, a cui è impedito vivere in maniera propositiva, stabile e di qualità in questo territorio”.
“Per tutte queste ragioni si dovrebbero fare investimenti ben sopra la soglia del 34% legata alla popolazione residente. La domanda di lavoro che c’è, anche se scarsa per l’Italia, per il Sud risulta quasi inesistente, ma chiarito questo è fondamentale scommettere sulle giovani generazioni. Dobbiamo dare elementi utili ad affrontare l’innovazione, potenziare le capacità digitali, abilità 4.0, di tutte queste elevate competenze si parla molto, ma riguardano ancora una quota assolutamente minimale e parziale del sistema produttivo”.
“Servono politiche industriali, investimenti, sostegno alla qualità del lavoro e al suo riconoscimento sociale ed economico. Come nel passato, le proposte del Governo non affrontano il nodo vero della mancanza di lavoro e di una seria politica di investimenti per il Mezzogiorno”.
“L’alto tasso di disoccupazione giovanile è anche un ostacolo alla natalità e alla crescita, che senza correttivi determinerà un impoverimento di natura previdenziale nel futuro, che rischia di pregiudicare la tenuta sociale del Paese. Quindi, bene gli interventi tampone per dare dignità con un reddito, ma chiediamo che si lavori per nuovi ammortizzatori sociali, per contratti di solidarietà espansivi che, a fronte di riduzioni orarie di lavoro, determinino l’ingresso di giovani e neo laureati nel mondo del lavoro anche con apprendistato. Per tutto questo, sono necessari investimenti pubblici per creare lavoro dignitoso”.

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