Saldi estivi 2018, in Irpinia il bilancio è negativo: vendite in calo del 15%

Secondo la Cidec le vendite in provincia di Avellino sono calate del 10% rispetto alla scorsa stagione estiva, con un picco del -15% in alcuni comuni

AVELLINO. Il periodo dei saldi volge al termine, e la CIDEC Avellino ha tracciato un bilancio che non è per nulla positivo. Secondo la Confederazione Italiana Degli Esercenti e Commercianti, le vendite in provincia di Avellino sono calate del 10% rispetto alla precedente stagione estiva, con un picco di -15% in alcuni comuni dell’Ufita e della Valle del Calore.

Cidec: «L’Irpinia non riesce a riprendersi dalla crisi»

«Il dato conferma che il mercato interno della nostra Provincia non riesce a riprendersi dalla crisi economica che ancora oggi investe le famiglie irpine e non solo, contraendo sempre più i consumi» dichiara il Presidente di CIDEC Avellino, Nicola Grasso. A peggiorare la situazione ci si è messo anche il meteo.

«La stagione estiva – spiega Grasso – si è avvertita solo in concomitanza con l’inizio dei saldi, vanificando così la vera stagione di vendite. Anche per questo – sottolinea il Presidente di CIDEC – ci stiamo adoperando con la Regione Campania, affinché venga istituito un nuovo calendario saldi, con l’intento di anticipare gli inizi di almeno 30 giorni, tenendo presente che le stagioni ormai hanno subito una sorta di slittamento indietro, determinando un cambiamento nell’arco temporale, visibile a tutti».

Acquisti online in aumento

Se le vendite nei negozi calano, aumentano invece gli acquisti online. Grasso aggiunge in proposito: «il più delle volte l’acquirente si trova costretto a doversi accontentare di prodotti di qualità più bassa, e sicuramente non riceverà le attenzioni alla clientela che un negozio invece offre».

«Siamo consapevoli ormai – conclude Grasso – che il commercio non vive un momento facile. La ripresa che da sempre ci viene sbandierata, la troviamo solo sulle pagine dei quotidiani e in alcuni servizi giornalisti in onda sulle emittenti televisive. Noi commercianti invece restiamo in attesa di segnali postivi da parte di chi governa il nostro Paese, nella speranza che questi arrivino prima che le nostre città diventino buie e senza anima, a causa della chiusura dei negozi di vicinato, i quali ancora oggi mantengono vivo il centro e le periferie delle nostre realtà».

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