Racconti della verde Irpinia: viaggio a Pietradefusi

Un viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra storia, cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana Pietradefusi

PIETRADEFUSI. Viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana Pietradefusi.

Il Paese:  Pietradefusi

Superficie: 9,24 kmq

Abitanti: 2 326 (Pietradefusani)

Patrono: San Faustino Martire

Cenni storici

La scoperta del borgo risale all’età romana, quando nel territorio furono impiantati diversi stanziamenti rustici in connessione con la non lontana città di Aeclanum (attuale Passo di Mirabella). Il nome del Paese deriva dal latino Petra e defusus (spendere, versare). La tradizione vuole che il borgo sia stato edificato far i secoli XI e XII. Un primo nucleo urbano esisteva nel 1150, quando il Paese era sotto il signore Guerriero de Montefuscoli. Passato al demanio regio in casale venne amministrato nel 1231 da Santone de Montefusco. Dal 1271 al 1279 appartenne ad Enrico de Vaudemont, conte di Ariano, alla morte di quest’ultimo, passò nuovamente alla corte regia fino ad essere concesso nel 1347 al Monastero di Montevergine. In seguito alle continue lotte sotto Ludovico il casale più fu semidistrutto, tanto che nel 1394 solo tredici persone vivevano nel casale. Nel 1394 l’Abate di Montevergine Landolfo de Tocco donò al nipote Roberto il borgo che si obbligava a pagare al Monastero sul dominio utile un canone annuo di soli sei ducati. Non vi è una esatta successione dei signori che dopo la famiglia Tocco si sono succeduti, l’ultimo nel 1524 fu Giovanni Battista II, dopo di che venne donato alla Santa Casa dell’Annunziata di Napoli, che dopo aver ottenuto l’investitura pontificia tenne Pietradefusi sino all’abolizione dei diritti feudali (1806).

(spunti storici dal libro di Giampiero Galasso – I Comuni dell’Irpinia 1989)

 

Da visitare

 

Chiesa Collegiata

L’edificio  settecentesco possiede all’interno un altare in marmi policromi, ostensori ed arredi sacri in oro ed argento, statue lignee ottocentesche e numerose tele di scuola napoletana del ‘700, rappresentanti diverse storie del Nuovo Testamento.

 

Torre Angioina

Edificata nel 1431 da Giacomo de Tocco. Visibile nel suo impianto originario, si conservano anche il coronamento con tracce di merlatura, qualche feritoia ed altre caratteristiche proprie dell’architettura di età tardo – angioina.

 

Il Racconto: Le ianare e il seggiolaio

 

Norio aggiustava  sedie, stai e ceste di vimini. La vigilia di Natale era diretto a Montemarano, ma per strada lo sorprese la notte e cercò riparo in un pagliaio. Non aveva neanche un tozzo di pane, ma solo due fave dure: se ne mise una in bocca e cominciò a rosicare. Giunse la mezzanotte e si presentò una donna.

Buon uomo, che fai qui? – disse lei e si sedette nel pagliaio.

Poco dopo se ne presentò un’altra ancora e lui, sempre più impaurito:

  • che volete da me? Ho solo due fave! Le volete? Prendetele! –
  • Non ho denti! – rispose una delle donne.

Ne arrivarono cinque o sei e non se ne andavano più. All’ultima arrivata Norio disse:

  • La vuoi tu questa fava? Io non ho altro.
  • Non sono venuta per questo! – rispose lei.

Norio allora capì che erano ianare:

  • queste ora mi uccidono! – pensò.

Si vide perso e si guardò intorno: aveva un martello a lato e il fuoco di fronte. Con una mano afferrò il martello e con l’altra un tizzone e cominciò a tirare colpi all’impazzata. Una martellata colpì la mano di una ianara e, visto che erano botte, scapparono tutte (tutte quanta ind’a na vota squagliare). Quando si fece giorno, il seggiolaio riprese la strada per Montemarano e, giunto in paese, fu chiamato da certe donne perché aggiustasse le loro seggiole. Erano proprio le ianare che la notte precendente lo volevano sbranare! Mentre Norio lavorava una delle ianare disse:

  • Seggiolaio, seggiolaio ti ricordi quando eri pagliaio?
  • E tu come lo sai? – chiese, spaventato, l’uomo.
  • Un martello mi tirasti e sul mignolo colpisti!

Rispose la ianara e gli mostrò il mignolo spezzato. Tuttavia non gli fecero alcun male e lui potè tranquillamente fare il suo lavoro. Alla fine le ianare gli dettero da mangiare e da bere e gli regalarono anche un nastro.

  • Questo, disse una di loro, lo metterai al collo di tua figlia.

Norio ringraziò e partì. Dopo aver fatto un buon tratto di strada stanco, volle fermarsi.

  • Ora mi mangio un pezzo di pane – pensò e appese il nastro ad una piccola quercia.

E mentre stava per dare il primo morso, la quercia prese fuoco. Il seggiolaio pensò allora a sua figlia e, con sollievo, al pericolo scampato ( Le ianare, secondo la tradizione, infieriscono sopratutto contro i bambini, rendendoli storpi. Per tenerle lontane si ricorreva a vari espedienti: si spargeva sale sul pavimento o si nascondeva un osso di cane sotto il cuscino della culla oppure si metteva dietro la porta un mazzo di saggina o una falce dentata. La ianara, al buoi, non riesce a contare i rametti della saggina o i denti di falce e, quando sopraggiunge l’alba, è costretta a rincasare senza aver fatto danni).

A cura di Elizabeth Iannone

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