Racconti della verde Irpinia: viaggio a Nusco

Un viaggio estivo nei comuni della verde Irpinia, tra cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana il comune di Nusco

NUSCO. Viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana, Nusco.

Il Paese:  Nusco

Superficie 53,6 km²

Abitanti 4.148 (Nuscani)

Santo Patrono Sant’Amato da Nusco

Cenni storici

Le prima testimonianze di una presenza umana nel territorio di Nusco risalgono da iscrizioni latine in età imperiale. Il borgo è menzionato per la prima volta  nel documento del 1093, denominato Testamento di San Amato, dove si legge che era signore un certo Orso, figlio di Roberto il Guiscardo. Nel 1122 il duca di Puglia, Guglielmo in conflitto con il conte di Ariano. Con la venuta degli Angioini nel Regno di Napoli, il borgo fortificato, venne assegnato nel 1292 a Goffredo de Iamvilla. Alla casata di costui poi appartenne fino agli inizi del XVI secolo. La regina Giovanna II d’Angiò nel 1427 lo diede in feudo ai Zurlo Caracciolo, ma poiché questa famiglia partecipò alla congiura dei Borboni, nel 1461, il paese venne restituito a Gianicola Iamvilla. Il borgo fu poi  amministrato fino al 1786 da Giulio II Imperiale. Durante i moti reazionari del 1820 in Nusco sorsero due vendite segrete. “I Figli della Patria” e “La Prudenza”. Fra i numerosi cittadini nuscani condannati successivamente all’esilio o alla sospensione delle loro funzioni pubbliche dal tribunale borbonico di Avellino, si ricordano i patrioti Felice Della Saponara, Francesco Lenzi, Luigi Caprariello e Michele Natale. Nella seconda metà dell’Xi secolo l’abitato venne elevato anche a sede vescovile e ne fu primo vescovo S. Amato, che, dopo aver riunito parte delle popolazioni sparse nei villaggi della pianura, vi edificò la Cattedrale. A capo della diocesi nuscana si sono succeduti circa settanta vescovi.

(spunti storici dal libro di Giampiero Galasso – I Comuni dell’Irpinia 1989)

 

Luoghi d’interesse storico-artistico

Cattedrale di S. Amato

La facciata, del tipo composito con superiormente coronamento semicircolare, possiede un portale in pietra con frontone triangolare, due piccole portali laterali ed un finestrone centrale a campana. Sull’ala destra è la torre campanaria del 1891 con cella terminale a pianta ottagonale e copertura a colonna sferica. L’interno è a tre navate divise dai pilastri che reggono archi a tutto sesto, mentre il prebisterio sopraelevato è separato dalla navata centrale è invece la cripta in stile romanico, con volta a crociera sostenuta da grosse colonne. Al di sotto della navata centrale è invece la cripta in stile romanico.

Castello Medioevale

Fondato da s Benedetto sulle rovine di un edificio di età imperiale. Riedificata dal primo vescovo S. Amato. Alla chiesa vi è un piccolo museo che raccoglie materiali archeologici di età romana.

Chiese

Chiesa di S. Antonio, Chiesa Parrocchiale della SS Trinità.

Centro Antico

Nel vecchio abitato nuscano ci sono il seminario vescovile (XVII sec.) ed i palazzi settecenteschi della famiglia Astronimica, Ebreo, Natale, Teta e Ciciretti

 

 Il Racconto: La Gatta Cenerentola

Una donna aveva una figlia e una figliastra. Mentre la figlia rimaneva in casa, la figliastra ogni giorno doveva portare le pecore al pascolo. Un giorno mentre pascolava le pecore, le apparve un vecchio e le disse:

  • Bella, vuoi liberarmi i capelli dai pidocchi? (dialetto di Nusco- figliò mi vù guardà nu picca ngapu?)

La giovinetta gli rispose:

  • Non posso, devo pascolare le pecore e raccogliere legna!

Ma il vecchietto insistette:

  • Se lo farai, troverai la fascina già bella e pronta e le pecore ben pasciute!

Quando alla fine si decise, il vecchio le chiese:

  • C’è qualcosa nei miei capelli?-

La giovinetta canticchiando gli rispose:

  • Uova e pidocchi, dovunque io tocchi!-

Tuttavia spidocchiò ben bene il vecchio che andando via le raccomandò:

  • Quando starai per arrivare a casa, volgi gli occhi al cielo e qualcosa ti cadrà sulla fronte!-

Quella sera la giovinetta riportò a casa le pecore sazie come mai e una fascina più grossa. Prima di entrare in casa sollevò gli occhi al cielo e sulla fronte si posò una stella lucente. La matrigna, invidiosa, prese un coltello per toglierla, ma più strofinava, più la stella brillava. Il giorno dopo pensò bene di mandare la figlia a pascere le pecore e le raccomandò:

  • Bada di portarmi le pecore sazie e una fascina di legna!-

La ragazza partì con il gregge e in un prato incontrò anche lei il vecchio che le chiese:ù

  • Bella figlia, vuoi vedere che cosa c’è tra i miei capelli!-

Devo raccogliere legna e pascolare le pecore -. rispose in modo sgarbato.

  • Ti prego, cerca solo per un poco tra i miei capelli!Non ti mancherà il tempo di saziare le pecore e fare la fascina – insistette gentilmente il vecchio.

Allora la giovane guardò appena sul suo capo e canticchiando lo schernì:

  • Uova e pidocchi, trova un’altra che ti spidocchi!

Il vecchietto andando via, aggiunse:

  • Prima di arrivare a casa, volgi gli occhi al cielo e qualcosa ti cadrà sulla fronte!-

La ragazza così fece al ritorno e sulla fronte le spuntò un grosso bernoccolo e, per di più, portò a casa una fascina piccola e digiune le pecore. Entrò e disse alla madre:

  • Mamma, guarda che brutto bitorzolo!-

Da quel giorno la matrigna rinchiuse la figliastra in uno scantinato al buio, perché non voleva che qualcuno vedesse la stella luminosa che aveva sulla fronte. L’altra figlia, invece, se la portava a ballare. Ma il vecchio del bosco non dimenticò la giovane rinchiusa e , un giorno, comparendole davanti, le diede una verga e disse:

  • Quando tua madre e tua sorella escono, tu battila in terra e chiedi tutto quello che vuoi.-

E così la giovane chiedeva cappello, vestiti e scarpe d’oro e andava a ballare al palazzo del re. Ritornava a casa prima della matrigna e della sorellastra, prendeva la verga, colpiva in terra e diceva:

  • Spoglia me e vesti te!

In tal modo ritornava ad essere quella di prima. Ma una sera che si era trattenuta più del solito, la vide il figlio del re che se ne innamorò e volle sposarla. Il giorno prima delle nozze la ragazza batté a terra la verga e fece comparire tutti i vestiti per la festa, ma la matrigna la rinchiuse di nuovo nello scantinato e con quegli abiti vestì sua figlia. Quando, però, la falsa sposa stava per salire sulla carrozza del principe, un cane cominciò ad abbaiarle contro:

  • La brutta se ne va e la bella resta qua!-

Il principe frugò per le stanze in cerca della sua ragazza e la trovò rinchiusa nello scantinato. Svestì la figlai della matrigna, fece indossare gli abiti alla sua amata e sposò Cenerentola.

– Quando poi finì la festa,distribuirono un dolce a testa: uno al principe, uno al re, uno alla sposa e niente a te!

 (Fiaba irpina tratta da  – I Racconti Irpini di Aniello Russo)

A cura di Elizabeth Iannone

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