Racconti della verde Irpinia: viaggio a Frigento

Un viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra storia, cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana Frigento

FRIGENTO. Viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana, Frigento.

 

Il Paese:  Frigento

Superficie: 37,75 kmq

Abitanti: 3663 (Frigentini)

Patrono: San Marciano (14 giugno)

Cenni storici

Molti studiosi dichiarano che il Paese ha esistenza reale di una città vera e propria, municipio autonomo  in età romana, nel luogo ove sorge l’attuale nucleo urbano.

Il nome del Paese trae le sue origini dal latino Frequentum (terra assiduamente frequentata). Più probabile la sua derivazione dal participio latino di Frigeo (luogo freddo), termine ascrivibile alle naturali condizioni climatiche e topografiche del luogo.

Il borgo viene menzionato per la prima volta in un atto notarile del 851, fu espugnato poi da Saraceni  nel primo venticinquennio del X secolo e completamente raso al suolo dal sisma del 986. Ricostruito  nel 1708 fu sotto la gestione del principe Guglielmo I Gesualdo a cui seguì il figlio Elia. Dopo diversi feudatari nel 1428 andò sotto la responsabilità di Troiano Filangieri Gesualdo a cui fu confiscato da Ferrante I d’Aragona nel 1456. Il feudo fu poi ridonato da  Ferdinando il Cattolico  a Fabrizio Gesualdo nel 1517, ultima erede di questa famiglia fu Isabella Gesualdo nel 1613 a cui successe la figlia Lavinia. Costei morì giovanissima senza lasciare figli. Firgento fu così incamerata alla Corte Regia e venduta nel 1676, a causa dei suoi molteplici creditori, il feudo per circa tredicimila ducati al principe Domenico Caracciolo, ai quali rimase fino alla fine della feudalità (1806). Frigento è stata sede vescovile dal 1061 al 1818, anno in cui fu soppressa e unita a quella di Avellino.

(spunti storici dal libro di Giampiero Galasso – I Comuni dell’Irpinia 1989)

 

Da visitare

Cattedrale di S. Maria Assunta in cielo

Edificio del XI secolo, non ne restano tracce. La chiesa attuale risale al XVII secolo, quando fu rifatta, dopo il sisma che la distrusse nel 1688. Restaurata dal vescovo Gioacchino Martinez, si conserva la facciata settecentesca, portale in pietra architravato, finestrone decorato e laterale. All’interno a tre navate con abside circolare sono due tele del 700 raffiguranti la Madonna Assunta e San Marciano, dipinti seicenteschi del soffitto eseguiti da Aniello Falcone.

 

Centro Storico

Nel vecchio nucleo abitato sono ancora visibili abitazioni rinascimentali con artistici portali in pietra e fregi nobiliari. Notevoli i palazzi De Leo, Testa e Flammia e le chiese di S. Pietro, S. Rocco e S. Gioavanni Battista.

 

Villa Covone, Villa Comunale e il Santuario della Madonna del Buon Consiglio

 

Il Racconto: Cricco, Crocco e Manicoduncino

Tre mariuoli, Cricco, Crocco e Manicoduncino, fecero un giorno una scommessa per vedere chi era il mariuolo più astuto. Si misero per strada e Cricco, che andava avanti, vide una gazza su un albero e disse:

  • Volete vedere che io rubo le uova dal nido, senza che lei se ne accorga?
  • Si, vogliamo vedere! – risposero gli altri due.

Cricco salì sull’albero e prese le uova; lesto, Crocco gli tagliò i tacchi e se li nascose sotto il cappello, e il più lesto Manicodiuncino glieli sottrasse senza farsene accorgere. Cricco scese dall’albero e disse:

  • io sono stato più astuto, perchè ho rubato le uova alla gazza proprio mentre covava!
  • il più astuto sono stato io, rispose Crocco, perchè ti ho rubato i tacchi delle scarpe senza fartene accorgere! – e si tolse il cappello per mostrarli, ma non li trovò.

E allora Manicodiuncino:

  • Macchè! Il più astuto sono io, perchè ti ho rubato i tacchi proprio mentre tu li nascondevi. E visto che le cose stanno così, me ne vado per conto mio. A stare con voi, io ci rimetto!

Continuò a rubare, ma da solo e accumulò tanti soldi che, alla fine, arrivato in città, si sposò e apri una bottega di salumiere. Un giorno i fratelli, andando sempre in giro a rubare, passarono proprio davanti a quella bottega. Disse uno dei due all’altro:

  • Entriamo, vediamo che si può fare! 

Entrarono e chiesero da mangiare.

  • Che volete? – chiese la bottegaia.
  • Una fetta di caciocavallo.

E mentre la donna affettava i due sbirciavano intorno per vedere che arraffare. Pendeva dal soffitto un porco diviso in due. I ladri si fecero un cenno di intesa e decisero di rubarlo nella notte. La donna si accorse di tutto e riferì al marito. Manicoduncino, che era un ladro fino, subito capì e disse:

  • Questi sono Cricco e Crocco e certo, vogliono rubarci il porco. Ora li sistemo io!

Prese il porco, lo nascose nel forno e se ne andò a letto. La notte i due entrarono nella bottega, ma non trovaroo il porco. Cercarono dappertutto inutilmente. Allora Crocco che cosa pensò di fare? Si accostò piano piano al lato del letto dove dormiva la moglie di Manicodiuncino e disse:

 

  • Huè, huè! Ma dove sta il porco? Tu dove lo hai messo?

La donna credette che era il marito, e senza aprire gli occhi rispose:

  • Ma dormi! Non ti ricordi che o hai messo nel forno? E riprese a dormire.

Cricco e Crocco uscirono dalla stanza, presero il porco e se ne andarono. Cricco se l’era caricato sulle spalle, ma voltandosi vide che nell’orto del fratello c’era tanta bella verdura.

  • Va tu nell’orto, disse, e fai un po’ di verdura! A casa lo metteremo a cuocere con un pezzo di questa carne.

E mentre Crocco raccoglieva la verdura, Cricco continuò verso casa. Intanto Manicodiuncino si era svegliato. Andò a vedere e non trovò il porco, notò pure che nell’orto mancava della verdura e pensò:

  • Va bene! Mi hanno fatto fesso, ma ora gli faccio vedere io!

Colse un gran mazzo di verdura, se lo mise sulle spalle e corse, corse finché raggiunse Cricco. Senza parlare, gli fece segno che voleva dargli il cambio. L’altro, credendo che si trattava di Crocco, si prese il mazzo di verdura e gli diede il porco. Così Manicidiuncino riportò il porco indietro e lo rimise al suo posto in bottega. Quando Cricco giunse a casa con un altro mazzo di verdura, Crocco gli chiese:

  • E dove sta il porco? 
  • Lo tieni tu!- rispose il fratello
  • Io non tengo niente!
  • Ma se te lo sei preso ti lungo la via!
  • Quando mai! Tu mi hai mandato a raccogliere la verdura!

I due allora si raccontarono come erano andate le cose e capirono che a prendere il porco era stato proprio lui, Maniciduncino, il più mariuolo di tutti.

 (Fiaba irpina tratta da  – I Racconti Irpini di Aniello Russo)

A cura di Elizabeth Iannone

Racconti da tutta l’Irpinia

CALABRITTO

CASALBORE

GRECI

MONTECALVO IRPINO

MONTEMILETTO

NUSCO

PAROLISE

PIETRADEFUSI

SAN SOSSIO BARONIA

SANT’ANGELO DEI LOMBARDI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *