Racconti della verde Irpinia: viaggio a Calabritto

Un viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra storia, cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana a Calabritto

CALABRITTO. Viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana Calabritto.

 

 Il Paese:  Calabritto

Superficie: 56,33 kmq

Abitanti: 2 317 (Calabrittani)

Patrono: San Giuseppe (19 marzo)

Cenni storici

 

Autorevoli storici, localizzano la battaglia campale, svoltasi nella primavera del 71 a. C., fra le sei legioni vittoriose del console di M. Licinio Crasso e l’esercito di schiavi rivoltosi, composto da circa 40 mila uomini, guidati dal gladiatore trace Spartaco, proprio nel territorio tra Calabritto e la frazione Quaglietta, presso il  caput Silari fluminis (sorgenti del Sele).

Discussa, invece l’origine del nome del Paese, che secondo alcuni studiosi deriverebbe dal latino calabrix, fitonimo dato alla vegetazione caratteristica del luogo rappresentata dalla spina silvestre, pianta che cresce in prossimità di terreni rocciosi.

Signore del feudo fra il 1150 ed il 1160 era il Conte Filippo di Balbano, che secondo il Catalogo dei Baroni inviò tre armigeni da Calabritto a partecipare alla presa di Gerusalemme. A Filippo seguirono il figlio Ruggiero e suo fratello Raone. Morto costui il feudo passò al demanio imperiale svevo e da re Manfredi fu donato a Minora Maletta.

Nel 1307 le terre di Calabritto, passarono al barone Roberto di San Giorgio e da questi, morto senza eredi, a Guglielmo di Sabrano (1323). Ai  Sabrano il feudo fu tolto da Giovanna I d’Angiò, che ne fece dono a Giacomo Arcuccio di Capri. Per tremila ducati il feudo fu acquistato nel 1617 da Ottavio Tuttavilla e dopo dal primogenito  Orazio. Nel 1807 il Borgo entrò a far parte del Principato Ultra e solo nel 1861 della Provincia di Avellino.

(spunti storici dal libro di Giampiero Galasso – I Comuni dell’Irpinia 1989)

Da visitare

Palazzo Papio

Situato in Piazza Matteotti, l’edificio attuale risale alla ricostruzione  eseguita dopo il sisma del 1980. Il maniero aveva costituito per molti secoli la stabile dimora della famiglia Tuttavilla

 

Castello di Quaglietta

Edificato durante la dominazione normanna nella frazione omonima il maniero e allo stato di rudere, danneggiato dal sisma del 1980.

 

Il Racconto: Compare Piruoccolo

 

Un giovane di buona famiglia era così semplice che tutti lo chiamavano “compare Piruoccolo”. Nessuna ragazza lo voleva per marito, solamente Angioletta che era povera e per i soldi lo sposò. Una mattina la moglie, prima di uscire, gli disse:

  • Io vado al mercato, tu alzati e metti da mangiare all’asino! Sta attento alla chioccia, che tiene dieci pulcini e non combinare guai!

Appena la moglie uscì, compare Piruoccolo sentì fame e pensò di prepararsi una pizza di grano. Quella cuoceva nella padella ed egli scese in cantina per prendere una  brocca di vino. Mentre la riempiva, sentì schiamazzare la chioccia nell’orto. Lasciò la botte stappata e corse per vedere che cosa era successo. Una volpe aveva azzannato la chioccia e stava scappando. Sdegnato, compare Piruoccolo dette una randellata in testa all’asino, perché non aveva saputo proteggere la chioccia. Poi continuò a bastonarlo e tante gliene diede che, alla fine, l’asino cadde stramazzato. Compare Piruoccolo tornò in cantina e, vedendo che il vino si era tutto versato, fu preso dalla disperazione. Pensò di annegarsi nel fiume vicino casa sua. Appena arrivò, si spogliò e scese nell’acqua, non ebbe il coraggio di annegarsi. Se ne uscì, ma non trovò più i vestiti. Non voleva tornare a casa nudo, perchè si vergognava della gente che avrebbe incontrato. Allora, colse due grandi foglie: con una si coprì davanti e con l’altra dietro. Un asino lo vide e cominciò a corrergli dietro per mangiarsi le foglie. Quando fu raggiunto, compare Piruoccolo si voltò e l’asino, che aveva fame, si mangiò non solo la foglia ma anche quello che c’era sotto. Compare Piruoccolo provò un dolore terribile e tutto insanguinato, corse verso casa. Vedendo la moglie che proprio allora stava rientrando, per la vergogna si nascose nel forno. Angioletta entrò e lo chiamò. Quando egli rispose, la moglie restò per un attimo perplessa, perché non pensava mai che il marito si  era nascosto nel forno. Quando se ne accorse disse:

  • Compare Piruò che fai la dentro?

E compare Piruoccolo le rispose lamentandosi:

  • Mentre la pizza cuoceva sul fuoco, sono sceso in cantina a prendere un poco di vino. Ero appena arrivato e ho sentito la chioccia strepitare. Ho lasciato la botte senza tappo per correre nell’orto e ho visto una volpe che fuggiva via con la chioccia in bocca. Per la rabbia ho ammazzato a colpi di bastone l’asino che non l’aveva protetta.
  • Non fa niente, non preoccuparti! Compreremo un altro asino e un’altra chioccia. Lo rincuorò la moglie.
  • Ma quando sono tornato in cantina, continuò piagnucolando il marito, ho trovato il vino tutto a terra!
  • Non importa, non avvilirti! Compreremo altro vino e ce lo berremo! – lo tranquillizzò ancora Angiolella.
  • Io poi, per il dispiacere volevo annegarmi. Non ne ho avuto il coraggio e quando sono uscito dall’acqua, non ho più trovato i miei vestiti!
  • E cosa da niente! Solo alla morte non c’è rimedio!
  • Io ero nudo e per la vergogna mi sono coperto con due foglie.
  • Hai fatto bene!
  • Ma mentre camminavo, un asino si è mangiato la foglia che mi copriva davanti!
  • E che c’è di male!
  • Ma quello non si è mangiato solo la foglia…!
  • Ah, disse la moglie infuriata, questa non te la perdono!.

Fuori di sé, buttò legna nel forno e accese il fuoco. E Compare Piruoccolo morì tra le fiamme.

(Fiaba irpina tratta da  – I Racconti Irpini di Aniello Russo)

A cura di Elizabeth Iannone

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