Racconti della verde Irpinia: viaggio a Castelfranci

Un viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra storia, cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana a Castelfranci

CASTELFRANCI. Un viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra storia, cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana Castelfranci

 

Superfice territorio: Kmq11.83

Nome abitanti:Castellesi

Fiere e feste: Santa Maria del Soccorso (9 Maggio)

 

Il Paese: Castelfranci

Il toponimo del Paese deriva da un Castrum francorum, nel significato di fortezza dei francesi, che evidentemente si arroccarono in epoca alto medioevale, nella zona dove più tardi si formò il primitivo borgo. Secondo altri il nome deriverebbe da Castellum Francorum (Castello dei Franci), dall’oponima famiglia feudataria  Delli Franci. Le prime notizie storiche del borgo si hanno a partire dalla prima metà del XII secolo, quando ne era signore Landolfo, sub feudataio di Raone de Farneto dal 1138. Dal catalogo dei Baroni sappiamo che  dal 1152 al 1167 un Guglielmus Saracenus tenet Castellum Franci. Passatro poi ad un Guglielmus Giovanni Virgato.  Fu acquistato nel 01278 dal barone Giovanni della Lagonessa. Nel 1452, ottenne Castelfranci, Serino e Volturara il nobile Giacomo Antonio della Marra, tenne poi il faudo dal 1490 al 1530, anno in cui i possessi furono ereditati dal nipote Cesare, che a sua volta li diede al figlio Giovanni, con riconoscimento regio di Pietro de Toledo, vicerè di Napoli, del 1546. Morto Giovanni, senza eredi il feudo passò alla sorella Antonia e nel 1634 a Geronimo della Marra, che pagato il solito rilievo, vendette nello stesso anno per ventimila ducati a Geronimo Naccarerlli, al figlio di costui Giuseppe il paese appartenne fino al 1670, quando la Gran Corte della Vicaria  ne investì feudatario il marchese di Mirabella, Geronimo II. Alla sua morte avvenuta nel 10 gennaio 1707, ne ereditò tutti i possedimenti la figlia Anna, da cui passarano nel 1735 al nipote Scipione. Si avvicendarono poi  Onofrio II (1770) e Tommaso Naccarelli (1785), ultimo intestatario del borgo.

 

(spunti storici dal libro di Giampiero Galasso – I Comuni dell’Irpinia 1989)

 

Da visitare

 

Chiesa di S, Maria del Soccorso

La primitiva cappella risaliva al  XV secolo, fu ampliata nella seconda metà del 700 grazie al sacerdote Carmine Celli. La facciata presenta un largo prospetto a capanna spezzata, con tre portali barocchi di forma rettangolare ed un finestrone centrale. La chiesa con pianta greca ha all’interno a tre navate divise da grossi pilastri  e un tiburio elevato all’incrocio  della navata centrale con il transetto. Alle spalle dell’altare maggiore una tela raffigurante la Madonna del Soccorso, opera dell’artista Vigilante di Solofra.

 

Chiesa di San Pietro

 

Resta ben poco dell’impianto originale della metà del XVI secolo.  Chiusa al culto nel 1955. E’ stata da qualche anno ricostruita completamente.

 

Il Racconto: Tozza ca Tozza

Era nato in mezzo alle pecore Failuccio e con le pecore era cresciuto senza mai venire in paese. Il padrone, che lo teneva a garzone, gli dava solo da mangiare ed una volta all’anno un vestito dismesso. Ma Filuccio di questo non si curava. Passava tutto il tempo a badare al suo gregge e il montone che era la sua vera compagnia. Lo sfidava a testate, nei giorni di sole, gridando:

  • In guardi campione! –

E  il montone partiva come un lampo dall’altra parte della radura e gli correva incontro minaccioso. Ma era un gioco. Di solito la gara finiva senza vinti né vincitori, perché la testa di Faiuluccio era dura almeno quanto le corna del montone. Qualche volta però, Failuccio si comportava in modo poco leale. Al momento dello scontro si scansava e sferrava un violento pugno sul naso del montone. L’animale, stordito, barcollava e mogio mogio se ne tornava tra le sue pecore. Ma imparava. E un giorno colpì duro, proprio quando Failuccio, malfermo sulle gambe, cercava di scansarlo. Failuccio, preso in pieno, stramazzò con la fronte ammaccata e il naso sanguinante. Quando rinvenne pensò di vendicarsi. Legò il montone a un gelso e andò via col gregge. Tornò il giorno appresso per slegarlo. Da lontano il montone pareva che ridesse. Ma quando fu più vicino, Failuccio vide che la lingua gli penzolava fuori dalla bocca: per liberarsi Campione si era strangolato.

 

A cura di Elizabeth Iannone

 

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