Permesso premio a detenuto: torna con il “fumo”

Aveva inghiottito la droga. I poliziotti hanno dovuto attendere che il detenuto la espellesse naturalmente. Il Sindacato: «Mancano oltre 8.000 Agenti»

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BELLIZZI IRPINO. 41enne premiato con un permesso per buona condotta: quattro giorni lontano dalle mura del carcere. Al suo rientro, però, lo ha tradito un certo nervosismo. Alla perquisizione gli agenti non hanno trovato niente. Tuttavia hanno preferito effettuare ulteriori accertamenti: trasportato all’ospedale locale, dalle verifiche è stato scoperto che l’uomo aveva ingerito tre pezzi di “fumo”, incellophanati.

Il personale di Polizia Penitenziaria ha dovuto sorvegliare il detenuto finchè non ha naturalmente espulso la droga.
Dopo l’espletamento delle sue funzioni, il detenuto è stato ritrasportato in ospedale per verificare se avesse espulso tutta la sostanza.

«Questo ennesimo rinvenimento di stupefacente destinato a detenuti, scoperto e sequestrato in tempo dai baschi azzurri di Ariano Irpino, – commenta Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Agenti Polizia Penitenziaria Sappe) – evidenzia una volta di più come sia reale e costante il serio pericolo che vi sia chi tenti di introdurre illecitamente sostanze stupefacenti in carcere. Ogni giorno la Polizia Penitenziaria porta avanti una battaglia silenziosa per evitare che dentro le carceri italiane si diffonda uno spaccio sempre più capillare e drammatico, stante anche l’alto numero di tossicodipendenti tra i detenuti».

«L’hashish, la cocaina, l’eroina, la marijuana e il subutex – una droga sintetica che viene utilizzata anche presso il Sert (servizi per le tossicodipendenze) per chi è in trattamento – sono quelle che più diffuse e sequestrate dai baschi azzurri. Ovvio che l’azione di contrasto, diffusione e consumo di droga in carcere vede l’impegno prezioso della Polizia Penitenziaria che per questo – spiega il segretario generale del Sappe Capece – si avvale anche delle proprie unità cinofile. Questo fa comprendere come l’attività di intelligence e di controllo del carcere da parte della Polizia Penitenziaria diviene fondamentale. Questo deve convincere sempre più sull’importanza da dedicare all’aggiornamento professionale dei poliziotti penitenziari, come ad esempio le attività finalizzate a prevenire i tentativi di introduzione di droga in carcere, proprio in materia di contrasto all’uso ed al commercio di stupefacenti».

Capece denuncia pure la gravità costante della situazione penitenziaria: «Ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella mentre ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Aggressioni risse, rivolte, ritrovamento di droga e incendi sono all’ordine del giorno e i dati sulle presenze in carcere ci dicono che il numero delle presenze di detenuti in carcere è in sensibile e costante aumento, nonostante le numerose leggi svuota carceri: quasi 58mila! Ed al Corpo di Polizia Penitenziaria, che sta a contatto con i detenuti 24 ore al giorno, mancano in servizio oltre 8.000 Agenti…».

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