Montevergine, le precisazioni in merito alle polemiche sui soccorsi

Ogni anno la comunità benedettina richiede all’ASL la presenza di un presidio medico. Secondo la nota la procedura sarebbe in itinere

La comunità benedettina di Montevergine esprime dolore e cordoglio alla famiglia del malcapitato pellegrino morto a pochi metri dagli spazi espositivi dei prodotti tipici del territorio. Una tremenda fatalità, che ha scosso i cuori di tutti i presenti al santuario.

Tuttavia, dopo il diffondersi di alcune notizie nelle ultime ore è giusto fare qualche precisazione. Ogni anno la comunità benedettina richiede all’ASL la presenza di un presidio medico e, anche quest’anno, su  richiesta, è stato accordato, con piena disponibilità da parte dell’Ente.

Quest’anno in particolare, è stata inviata una seconda lettera per la proroga del servizio in previsione di un autunno di grande affluenza e, anche in questo caso, la domanda è stata accolta, a testimonianza della premura della comunità monastica a tutela della salute dei suoi visitatori.

L’abate Riccardo Guariglia e tutta la comunità benedettina si sono sempre prodigati per rendere adeguata  l’accoglienza ai devoti e ai visitatori, non solo dal punto di vista religioso e culturale ma anche e in termini di tutela della salute e della sicurezza.

A tal proposito, pur senza alcun obbligo o regolamento che lo imponga, da un po’ di tempo sono stati intrapresi rapporti di collaborazione con la Casa di Cura “Montevergine” in Mercogliano per suggellare un’intesa che prendesse in considerazione un percorso utile per garantire, in casi non solo di emergenza sanitaria, un adeguato servizio di immediato e continuativo intervento.

In un’ottica di sinergia istituzionale è in itinere la procedura che porti alla presenza di un defribillatore e di personale specializzato sul santuario.

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