Furbetti del cartellino all’Asl di Avellino: in 33 a processo

Si svolgerà il prossimo 4 giugno la prima udienza che vede imputati i dipendenti dell’Asl di Avellino. Tra i furbetti del cartellino anche l'assessore Iannaccone

AVELLINO. Si svolgerà il prossimo 4 giugno la prima udienza che vede imputati i dipendenti dell’Asl di Avellino. I furbetti del cartellino rinviati a giudizio sono in tutto 33.

Il processo

Nel processo che chiarirà se gli imputati sono effettivamente responsabili dei reati loro contestati, l’Asl di Avellino si è costituita parte civile per ottenere risarcimento per il danno causato dalla condotta dei dipendenti.

Tra i furbetti spicca il nome dell’assessore alle Attività produttive del Comune di Avellino, Arturo Iannaccone.

Gli altri rinviati a giudizio sono: Immacolata Argenio, Teresa Poli, Grazia Raduazzo, Ciro Tommasini, Linda Volpe, Olimpia Vozzella, Carmine Iannaccone, Gerardo Iannaccone, Giuseppe Bruno, Pasquale Mauro, Riccardo Tedeschi, Carmelina Bavaro, Arturo Iannaccone, Annarita Benevento, Lydia D’Amore, Rosa Anna Grimaldi, Carmela D’Avanzo, Carmelo Lilli, Maria Concetta Perone, Rossana Sardone, Gerardo Rizzo, Gaetano Alvino, Bruno Censale, Mirella Colacurcio, Giuseppina D’Ascoli, Mario De Cristofaro, Emma Lombardi, Carmela Luongo, Emilio Medugno, Annamaria Piscopo, Adele Matilde Maria Pagliuca, Sonia Procida, Angelo Antonio Sementa.

Mirella Petruzziello, che ha richiesto il patteggiamento, è stata condannata a 6 mesi di reclusione, con pena sospesa.

La vicenda

Il blitz negli uffici di via Degli Imbimbo avvenne nel marzo 2016. Al termine di una lunga e complessa attività investigativa – spiega il Mattino – la Squadra Mobile di Avellino accertò che alcuni dipendenti dell’Asl di Avellino, nell’arco temporale tra il 27 febbraio e il 27 marzo 2015, avevano sottratto circa 380 giornate all’azienda sanitaria.

Alcuni timbravano il cartellino e poi abbandonavano il posto di lavoro, mentre altri risultavano presenti poiché i colleghi timbravano al loro posto. Mazzetti di badge erano nelle mani di chi aveva l’incarico, di qui anche l’accertamento del reato in concorso, di badgiare per gli altri.

 

 

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