Carcere di Avellino: rinvenuti altri due cellulari nella cella di un camorrista

Il segretario del sindacato della Polizia Penitenziaria: “La situazione nelle carceri della Campania è sempre tesa ed allarmante”

AVELLINO. Due telefoni cellulari sono stati trovati nel carcere di Avellino. A darne notizia è Donato Capece, Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

La vicenda

“I cellulari sono stati trovati all’interno di una cella occupata da un detenuto imputato del reato di associazione camorristica e mafiosa nel Reparto Alta Sicurezza. Il tutto è stato ritirato e segnalato ai superiori uffici dipartimentali e regionali nonchè all’Autorità Giudiziaria. Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria chiediamo interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani”.

“Il rinvenimento è avvenuto – aggiunge – grazie all’attenzione, allo scrupolo ed alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio, che nei giorni scorsi aveva trovato e sequestrato altri tre telefoni cellulari”.

Il SAPPE ricorda che “sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo”.

 

La drammatica situazione nelle carceri campane

La situazione nelle carceri della Campania è sempre tesa ed allarmante”, denuncia ancora il Segretario Generale SAPPE. Per il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria “lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”. E la proposta è proprio quella di “sospendere la vigilanza dinamica: sono infatti state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili”.

Capece torna a sottolineare l’alto dato di affollamento delle prigioni italiane: “oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818.  Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Un esempio su tutti: negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.

 

Potrebbe interessarti anche: Pochi infermieri nelle carceri irpine, la denuncia della Cgil

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *